giovedì 21 agosto 2014

Job Act,art.18 ed altre questioni di lana caprina...che si tolgono dal tavolo soltanto con qualche seria riflessione

Domenica 7 settembre 2014 - Leggevo un articolo - scritto a quattro mani da Michele Salvati e da altro valente collaboratore del giornale - sul Corriere che affronta il tema di incombente attualità del Job Act e di tutto quanto esso si porta dietro.In ispecie la "vexata quaestio" dell'art.18.Che è assieme uno spauracchio ed un tabù ideologico e propagandistico del più autentico repertorio archeologico in campo sociale e contrattualistico.Bastano le poche pacate considerazioni di Salvati a dimostrare che non serve accapigliarsi su questioni ormai... di pura lana caprina.Vediamole alla prova della loro pratica attuazione,per misurare nei fatti l'efficacia delle nuove norme;se esse veramente sono strumento utile ad incentivare le assunzioni in tutti i casi in cui i datori di lavoro sono economicamente motivati alle nuove assunzioni, e l'entità di queste chiamate al lavoro.Quanto agli effetti della mancata tutela dell'art.18 del venerato Statuto dei Lavoratori,vediamo come il meccanismo delle cosiddette "tutele crescenti" riuscirà veramente a salvaguardare quanti sono esposti senza giusta causa alla perdita del posto di lavoro.
A me pare sia un metodo che - in ultima istanza - sia validodo a giudicare ex-post il discusso e non di rado pasticciato riformismo renziano, prodotto a getto continuo,ad una velocità che talvolta assomiglia troppo all'improvvisazione.Metodo migliore è certamente quello di intervenire "ab ovo",migliorando laddove è possibile il contenuto dei testi legislativi.Per impedire che la fretta,chiamiamola così,faccia nascere gattini ciechi.

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