Domenica 7 settembre 2014 -
Leggevo un articolo - scritto a quattro mani da Michele Salvati e da altro valente collaboratore del giornale - sul Corriere che affronta il tema di incombente attualità del Job Act e di tutto quanto esso si porta dietro.In ispecie la "vexata quaestio" dell'art.18.Che è assieme uno spauracchio ed un tabù ideologico e propagandistico del più autentico repertorio archeologico in campo sociale e contrattualistico.Bastano le poche pacate considerazioni di Salvati a dimostrare che non serve accapigliarsi su questioni ormai... di pura lana caprina.Vediamole alla prova della loro pratica attuazione,per misurare nei fatti l'efficacia delle nuove norme;se esse veramente sono strumento utile ad incentivare le assunzioni in tutti i casi in cui i datori di lavoro sono economicamente motivati alle nuove assunzioni, e l'entità di queste chiamate al lavoro.Quanto agli effetti della mancata tutela dell'art.18 del venerato Statuto dei Lavoratori,vediamo come il meccanismo delle cosiddette "tutele crescenti" riuscirà veramente a salvaguardare quanti sono esposti senza giusta causa alla perdita del posto di lavoro.
A me pare sia un metodo che - in ultima istanza - sia validodo a giudicare ex-post il discusso e non di rado pasticciato riformismo renziano, prodotto a getto continuo,ad una velocità che talvolta assomiglia troppo all'improvvisazione.Metodo migliore è certamente quello di intervenire "ab ovo",migliorando laddove è possibile il contenuto dei testi legislativi.Per impedire che la fretta,chiamiamola così,faccia nascere gattini ciechi.
giovedì 21 agosto 2014
SE NON ORA QUANDO?CHI VUOLE RAFFORZARE (E CHI NO) LA SPINTA INNOVATIVA PER SVECCHIARE IL PAESE E LO STATO
Ad una mia annotazione provocatoria - perchè mai Pensalibero..pensa solo a fare le pulci all'iniziativa riformatrice (piuttosto risoluta(e per fortuna) di Matteo Renzi? - il direttore del periodico online fiorentino,Nicola Cariglia ha ritenuto di dover rispondere,anche con affettuose ed amichevoli espressioni nei miei confronti con un suo editoriale,"Ne rosiconi ne ingenui".Sciorinando tuttavia il consueto rosario dei pericoli che dalle riforme renziane deriverebbero alla nostra democrazia rappresentativa,con tutte le approssimazioni di dette riforme e senza i giusti contrappesi trai poteri.Preoccupazioni che possono considerarsi anche serie,se si ha però la pazienza di guardare l'opera nel suo insieme.
All'editoriale di Pensalibero ho perciò risposto con la nota qui appresso riportata.
A Nicola Cariglia x Pensalibero
Caro Nicola,
ti ringrazio innanzitutto delle parole di amicizia e di stima che ti ricambio pienamente.Vengo subito al punto.Io credo che dopo quanto accaduto negli ultimi decenni nella vicenda della nostra fragile democrazia ,e culminata con la pesante crisi economica dalla quale - al pari molti altri grandi paesi della Ue ,come vediamo in questi giorni - stentiamo ad uscire(per quel che ci riguarda,anche per lo squilibrio strutturale dei nostri conti pubblici),occorra un po’ meno cipiglio e forse un pò più indulgenza nel giudicare i primi passi dell’avventura renziana,peraltro premiata dal voto popolare con un inatteso 41%.Solo al debutto del Pd di Veltroni(sia pure con le alleanze sbagliate che l’accompagnarono)riuscimmo a vedere un 33 e rotti %.Le tue preoccupazioni circa i pericoli involutivi che dalle riforme renziane deriverebbero alla nostra democrazia rappresentativa mi sembrano francamente eccessive e anche premature.Certo che vi sono delle approssimazioni che andrebbero forse corrette nel nuovo disegno del Senato;ma aver tenuto fermo il principio della non elettività fissa ben in terra la pietra della fine del cameralismo perfetto.Poi si dirà che l’ostacolo ad una vera “semplificazione” non è solo lì,sta nella vischiosità e nella opacità dell’alta burocrazia.E questa è un’altra riforma da far camminare in fretta.E così via.Certo c’è la legge elettorale che va migliorata,forse con le preferenze,ma l’ideali sarebbero i piccoli collegi uninominali.Non so francamente quanto l’amico e compagno Chiti con la sua pattuglia di oppositori(peraltro in pessima compagnia politica:M5S,Lega,Sel) abbiano tenuto conto di questi aspetti.
Vedo poi con sorpresa spuntar fuori un altro punto di critica.:Il patto del Nazzareno Renzi-Berlusconi. Benissimo,sono d’accordo,ma da un altro punto di vista.Vale a dire che si tratta di un alleanza puramente strumentasle stretta con una formazione chiaramente al tramonto e che vanamente si dichiara “protagonista” ed “in prima linea” della presente fase riformatrice.Ecco su questo credo bisogni far chiarezza per smontare miti fuori dal tempo e dalla logica politica.E qui proprio senza indulgenze e senza nostalgie di un passato rivelatosi semplicemente fallimentare.
Credo in parole povere che assai meglio farebbero gli amici di Pensalibero a convogliare i loro sforzi e le loro ispirazioni – laico-liberaldemocratiche o,meglio,soc ialdemocratiche d’impronta europea - all’interno di questo Pd che sta imponendosi come forza autentica di sinistra riformista.E di proporzioni di tutto rispetto.Se non ora quando! Antonio Ciampaglia
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