Inutile nasconderlo.I terroristi della Jihad e dell'Isis con
la loro bestiale violenza sanguinaria sono riusciti nell'intento di seminare il
germe della paura- da Parigi cuore dell'Europa sino al sub-Sahara a Mali - in
tutto il Vecchio Continente e non solo,anche Oltreatlantico,gli Usa così
duramente colpiti l'11 settembre.Dietro il paravento di una imbecille guerra di
religione - mettiamoci anche di civiltà, se ciò può appagarli - stanno
costruendo un mostro contro cui i Paesi europei, russi compresi, combatteranno
con la massima risolutezza.E' vero tuttavia che quello che nelle presenti
circostanze può apparire sinanco un sofisma - quello cioè di non interrompere
lo sforzo di un discorso imprescindibile:trovare il modo per indurre a
rientrare le aberrazioni nascenti dalle fasce più disperate delle popolaioni
islamiche.Con l'aggravante di tutti i loro conflitti particolari.La democrazia
non si esporta,si è detto,ma almeno alla ragionevolezza occorre
arrivarci.Soltanto un ammonimento.Non mettiamoi in mente che questo faticoso
tentativo di "recupero" possa sostituirsi ad una risposta ferma che
alla violenza delirante dei terroristi opponga l'uso determinato della forza.